Una scuola senza…

Lunedì ho partecipato ad un incontro con Chiara, una maestra elementare da 27 anni!
E’ stata una bellissima mattinata, durante la quale ci ha raccontato il suo “modo di fare scuola”, come ha modificato il suo modo di insegnare per adattarlo ai tempi e soprattutto ai bisogni dei bambini.
Esistono insegnanti che sono ferme agli anni ’90, che non si smuovono dai loro insegnamenti e che pretendono che sia la scuola e gli studenti che si adattino a lei; Chiara invece è riuscita a creare un suo modo di fare scuola, una scuola in cui i “senza” non siano negativi, non è qualcosa che manca ed è quindi un problema, ma è qualcosa che manca o che si toglie per scelta.

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La scuola di Chiara è una scuola…

…senza banchi: nell’aula di Chiara non ci sono i piccoli banchetti singoli che siamo abituati a vedere, ma 5 grandi tavoli dove i bambini si possono sedere 4/5 alla volta; questa decisione aiuta la collaborazione tra tutti i bambini e favorisce un maggior controllo da parte dell’insegnante.

…senza libri: No! Non è una pazzia, ma semplicemente un’adozione alternativa! Ma cos’è? Ogni anno lo stato stanzia dei fondi destinati alle scuole per comprare i libri ai ragazzi, ma da qualche tempo c’è la possibilità della cosiddetta adozione alternativa, cioè si utilizzano i soldi stanziati per comprare del materiale con cui i bambini possono costruire la loro conoscenza, per fare esperienze concrete ed imparare.

…senza quaderni: I classici quaderni con le copertine colorate sono sostituiti da altri materiali come un raccoglitore di tutti i lavori creati durante le ore cioè degli oggetti concreti utilizzati e creati dai bambini che li aiutino a ricordare quello che hanno fatto, una sintesi di ciò che hanno fatto e di quello che hanno imparato. Tutto ciò che scrivono e fanno è opera loro, niente dettato dalla maestra.

…senza prevalenze: non esiste la maestra unica, esistono due maestre che collaborano, che lavorano insieme, che programmano le loro lezioni in modo da creare dei collegamenti tra le varie materie, in modo che la storia non sia solo storia ne che la matematica sia fine a se stessa, ma che si possano integrare le due materie, seppur cosi apparentemente diverse.

…senza muri: per imparare è necessario fare esperienza, non si può parlare delle cose senza vederle e provarle praticamente. Chiara fa spessissimo delle gite fuori dalla scuola, uscendo a vedere ciò che spiega in classe, incontrando persone esperte o lasciando che siano i bambini stessi che utilizzano i loro strumenti per imparare.

…senza prefabbricati: non è possibile imparare attraverso delle schede pre-strutturate che devono essere uguali per tutti. I bambini non sono tutti uguali, ne imparano tutti allo stesso modo: come si può imparare il concetto di sopra e sotto su una scheda? Eliminare le schede aiuta ad abbattere le differenze, creando così una scuola inclusiva.

…senza barriere: nella sua classe Chiara cerca di creare una scuola aperta, in cui i genitori partecipano attivamente alla vita della classe, cerca di creare un dialogo tra la scuola e le famiglie in modo da favorire una crescita armonica dei bambini.

…senza voti: con le nuove riforme della scuola degli ultimi anni c’è l’obbligo di una valutazione trasparente, i voti devono essere esplicitamente comunicati alle famiglie ma questo porterebbe ad una malsana corsa al voto che non tiene minimamente conto di cosa si impara. Per questo motivo Chiara ha consegnato ai genitori una tabella esplicativa in cui viene spiegato cosa è stato valutato e come, chiedendo però di non mostrarla ai bambini; in questo modo i bambini non vedono dei voti, che a volte potrebbero demoralizzarli ma delle valutazioni.

Devo ammettere che questo incontro ha cambiato molto il mio modo di vedere la scuola, da quello che mi ricordavo dalle mie esperienze e da quello che mi hanno insegnato all’Università ho capito che quello che agli occhi di altri può sembrare all’avanguardia, in realtà è solamente il metodo che tutti dovrebbero utilizzare, così che la scuola possa diventare un luogo dove i bambini vanno volentieri, dove siano felici di andare e di studiare, dove possono creare il loro sapere ed essere indipendenti.

Eli

…la città de “I tre senza”

Padova è famosa per moltissimi aspetti e ricca di curiosità.
Una di queste è il fatto di essere la città dei “tre senza”, cioè tre monumenti caratteristici che mancano di qualcosa.
Ma cosa sono questi “senza”?

– Il caffè senza porte:

Il caffè in questione è il “Pedrocchi”, storico caffè nel centro di Padova dal 1831, nato per mano del famoso architetto Giuseppe Jappelli. Fino al 1916 il caffè era aperto ventiquattr’ore su ventiquattro per poter trovare un ristoro a qualsiasi ora.

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[Photo from Web]

– Il prato senza erba:

Senza erba è il famoso Prato della Valle, la piazza più grande d’Europa dopo la Piazza Rossa di Mosca.
In realtà l’erba è presente all’interno, nella cosiddetta Isola Memmia, ma questa piazza è stata per anni zona paludosa fino a che, dopo un intervento di bonifica, è stata restituita alla città che ne ha fatto sede di mercati, corse di cavalli e feste.

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[Photo from Web]

– Il Santo senza nome:

Tutti sanno che è Sant’Antonio il Santo di Padova, ma forse non tutti sanno che per i padovani questo è semplicemente “il Santo”  e quindi, quando se ne parla, viene nominato senza nome!
La Basilica a lui dedicata, infatti, è chiamata solo “Basilica del Santo”.

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[Photo from Web]

Conoscevate già questi “tre senza” di Padova?

A presto con tante nuove curiosità su questa meravigliosa città!

Eli

Padova è…

Padova è la mia città.

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[Photo from Web]

Una città ricca di storie e di curiosità, ma ultimamente un po’ trascurata e sottovalutata.

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[Photo from Web]

Negli anni passati Padova è stata molto spesso elogiata da diversi scrittori e poeti:
Galileo definì gli anni padovani come i migliori della sua vita, Stendhal nominò il Caffè Pedrocchi “Le meilleur d’Italie“, Proust s’innamorò della Cappella degli Scrovegni, Oscar Wild vi ambientò “La duchessa di Padova
e Shakespeare “La bisbetica domata“.
Inoltre molti artisti lasciarono il segno in questa città: dalle opere di Giotto e Donatello ai graffiti di Kenny Random.

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[Photo from Web]

Padova è una città che si vive appieno in sella ad una bicicletta o consumando le suole delle scarpe a piedi, passeggiando sotto i portici o sfrecciando nelle stradine asimmetriche, strette ed imprevedibili del centro,
sorridendo al pensiero che è proprio vero che “Padova ze sta disegnà da un imbriago orbo, in una note sensa luna!

Per vivere Padova è necessario respirare appieno il profumo del mercato in piazza, assaporare uno spritz DOC e perdersi nei vicoli del ghetto, distendersi al sole sul prato del Prato e buttarsi nella movida del Mercoledì Universitario;

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[Photo from Web]

Tutto questo senza dimenticare una colonna sonora d’eccezione: “Ma quando torno a Padova” di Licia Oliosi.

Siete pronti a scoprire Padova insieme a me?

Vi aspetto!

Eli

Donuts

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Mmmmm… ciambelle! La grande passione di Homer Simpson e anche quella di mio moroso! 😉
Ho trovato questa ricetta sfogliando la rivista “Love Bakery” n°4 e ho deciso di provare.

Ho fatto qualche piccola modifica e vi posto la ricetta con tutte le foto della mia realizzazione, così che possiate provarle anche voi a casa!

INGREDIENTI:
– 30 ml di acqua tiepida
– 10 g di lievito fresco
– 120 ml di latte
– 40 g di burro a temperatura ambiente
– 2 uova
– 100 g di zucchero
– 2 ml di estratto di vaniglia
– 1 pizzico di sale
– 300 g di farina
– Olio di semi per friggere

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1. Sciogliere il lievito nell’acqua tiepida, poi aggiungere il latte, il burro, lo zucchero, l’estratto di vaniglia e il sale. Lavorare il tutto insieme ed aggiungere le uova una per volta, continuando a mescolare.

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2. Incorporare gradualmente la farina setacciata, continuando a lavorare per evitare che si creino dei grumi.
Una volta che l’impasto risulta morbido e omogeneo,coprire l’impasto con un telo e lasciarlo lievitare per un paio d’ore!

3. Passate le due ore, stendere la pasta con uno spessore di circa 2 cm e ritagliare le ciambelle utilizzando cutter apposito (in alternativa si possono utilizzare due cutter di diverso diametro)

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4. Versare abbondante olio di semi in una padella e friggere i donuts. Girarli quando la superficie a contatto con l’olio risulta dorata uniforme.
Toglierli dalla padella e adagiarli su carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso.
Spolverateli con dello zucchero a velo e serviteli!

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[Photo by esfoliante – All rights reserved]

Ed ora… Buon appetito!

Aspetto di vedere i vostri Donuts!

Eli